Buonasera ragazzi come state? Come al solito oggi è piovuto nuovamente, invece che iniziata la primavera sembra di essere ancora in Inverno… E va bé aspettiamo con ansia una giornata di Sole che pare davvero un miraggio 😅
Ebbene oggi siamo già a mercoledì a metà settimana e stasera volevo approfondire l’argomento relativo ai protagonisti indiscussi del mio primo libro: il popolo dei Gioviani chiamati dai Sumeri: Annunaki o Nibiruiani. Oggi vi volevo parlare più nel dettaglio delle loro tradizioni culturali, sociali e religiose, ma soprattutto di un simbolo misterioso e pieno di segreti molto caro a me, è molto importante per la cultura dei miei protagonisti: la Ankh Egizia la croce della vita.
Ecco a voi un’estratto di testo tratto dal mio libro… Buona lettura, e buona serata…❤️😘
Ebbene oggi siamo già a mercoledì a metà settimana e stasera volevo approfondire l’argomento relativo ai protagonisti indiscussi del mio primo libro: il popolo dei Gioviani chiamati dai Sumeri: Annunaki o Nibiruiani. Oggi vi volevo parlare più nel dettaglio delle loro tradizioni culturali, sociali e religiose, ma soprattutto di un simbolo misterioso e pieno di segreti molto caro a me, è molto importante per la cultura dei miei protagonisti: la Ankh Egizia la croce della vita.
Ecco a voi un’estratto di testo tratto dal mio libro… Buona lettura, e buona serata…❤️😘
“…All’interno del primo piano del tempio vi era una grande sala, chiamata “spazio sacro”, dove si svolgevano le cerimonie sacre. In fondo alla sala dello spazio sacro, vi era un grande altare di colore verde smeraldo, ricoperto da una tovaglia lussuosa, elegante e sfarzosa, ricamata e fatta del tutto a mano, adornata di pietre preziose, le più usate erano gli smeraldi. Inoltre sopra l’altare vi era un oggetto che raffigurava un altro simbolo molto caro alla cultura dei Gioviani: la Ankh o croce della vita. La Ankh rappresentava lo scorrere della vita, il principio dell’unione cosmica tra i due sacri opposti: maschile e femminile, generatrici di vita nella esistenza terrena e dell’equilibrio dell’intero Universo. Il sacro valore di questa croce era che sostanzialmente più l’unione generata dal sesso dei sacri opposti maschile e femminile era pura, genuina e legata da vero amore Universale, maggiore sarebbe stata la carica divina e d’amore immenso ed eterno che si esprimeva nel futuro figlio. Per i Gioviani la Ankh era un simbolo sacro e quindi era sempre presente nei Templi Sacri, dedicati al Dio Universale di cui l’essenza secondo la loro cultura era basata su due poli opposti: negativo e positivo, bene e male, luce e tenebra. Ecco perché la vita da Dio stesso generata era basata sulla dualità: maschile e femminile. Infatti il cerchio della Ankh situato sopra la croce, stava a rappresentare il principio sacro femminile Cosmico (l’utero: poiché la donna è colei che da la vita) unito all’asta che simboleggiava la forza del principio sacro maschile (il fallo: senza l’energia dell’organo sessuale maschile, la donna non può generare la vita da sola). Inoltre la Ankh era vista anche come porta fortuna, e si credeva che fosse in grado di scacciare la malasorte e le energie negative, infatti veniva regalato solitamente alle persone a cui si voleva molto bene, per proteggerle. Vi era una raffigurazione della Ankh sotto forma di basso rilievo pure nella porta d’ingresso del Tempio, costruita solitamente in legno pregiato.
Dietro l’altare il Sacerdote esponeva per i fedeli dei discorsi e insegnamenti saggi, riguardanti il Dio Universale Cosmico. I fedeli lo ascoltavano seduti sopra delle panche di legno situate nel lato destro e sinistro della sala. In più dietro l’altare sacro vi era raffigurata una scultura che simboleggiava l’aspetto del Dio Universale e Cosmico. I Gioviani credevano che il Dio Universale non avesse un aspetto Umanoide e tangibile ma fosse semplicemente solo energia e luce ricolma di amore e vita al suo interno. Però allo stesso tempo, essendo un popolo di cultura matriarcale, molto creativo e amante delle arti, usavano rappresentare il Dio Universale sotto le sembianze di una grande Dea madre che indossava un abito bianco ed elegantissimo e usciva da un grande oceano in tempesta. La Dea Madre simboleggiava il Dio Universale Cosmico e l’Oceano simboleggiava tutto l’Universo.
Inoltre nel grande muro dietro l’altare vi era una raffigurazione stilizzata realizzata con la tecnica del mosaico di una stella a sette punte luminosa e colorata, simbolo della cultura Gioviana, e di una rappresentazione artistica e simbolica del sistema solare, dei pianeti e delle sue caratteristiche.
Al centro della sala vi era un grande tappeto lussuoso e elegante totalmente fatto a mano e ricoperto di pietre preziose, di colore solitamente verde smeraldo. Inoltre al centro dello spazio sacro vi era sempre acceso un fuoco, ritenuto sacro anche per la cultura dei Gioviani, si credeva che la sua energia, la sua potenza e il suo calore, allontanasse la malasorte e le energie malvagie e oscure.
Alla fine del discorso del Sacerdote, i fedeli erano richiamati a effettuare la meditazione spirituale, seduti a terra con le gambe incrociate sopra il tappeto lussuoso ed al centro della sala e dinanzi al fuoco sacro. La meditazione spirituale si attuava in silenzio assoluto, e si cercava di liberare la mente da ogni pensiero, concentrandosi intensamente, per cadere quindi in una trance profonda. Era necessario con la meditazione riuscire a mettere in contatto la coscienza e l’anima con la luce e la voce di Dio ricolma di amore e pace, che i Gioviani come i Saturniani credevano fortemente risiedesse dentro i cuori, le coscienze e le anime di tutti gli esseri viventi e non viventi, e da Dio stesso generati.
Dopo aver effettuato la meditazione spirituale, il Sacerdote e i suoi fedeli erano richiamati a fare il cosiddetto “cammino sacro spirituale del Tempio”, dove bisognava percorrere tutti i sette piani del Tempio o dall’interno o dall’esterno, utilizzando delle grandi scalinate, in assoluto silenzio, in profonda meditazione e concentrazione.
Il cammino sacro e spirituale del Tempio, rappresentava il passaggio iniziatico e mistico dal mondo sotterraneo a quello superficiale, ovvero quello apparente, toccabile e tangibile, sino ad arrivare all’ultimo piano, il settimo quello Divino, che rappresentava il firmamento e l’infinito del Cosmo, per fondersi così spiritualmente e simbolicamente con il Dio Universale, imparando ad ascoltare con attenzione la sua voce interiore.
Anche i Gioviani come i Saturniani, i Marziani e i Venusiani ritenevano il Sole sacro, era considerata la stella madre, che aveva donato e garantiva la vita nell’intero sistema solare. Come i Saturniani, anche i Gioviani essendo un popolo molto razionale e concreto, non ritenevano il Sole una Divinità antropomorfa, come era considerato e adorato dai Marziani e Venusiani, ma semplicemente un astro celeste, una stella, che garantiva e proteggeva la vita nei vari pianeti. In omaggio all’astro solare anche i Gioviani, dedicarono quattro feste durante l’anno, che coincidevano con le quattro stagioni: la festa del Solstizio d’Inverno, del Solstizio d’Estate, dell’Equinozio di Primavera e dell’Equinozio d’Autunno. Tutte le feste dedicate alle quattro stagioni venivano celebrate all’interno del Tempio Sacro, che per l’occasione veniva addobbato di elementi e oggetti simbolici che richiamavano l’arrivo della stagione, si effettuavano inoltre canti e balli, e inni dedicati alla stagione che stava iniziando.
L’anno Gioviano iniziava con l’arrivo della primavera, anche per loro considerata una stagione sacra, in quanto favoriva la rinascita della vita, della natura e dei raccolti.
La primavera era una stagione assai attesa tutto l’anno, era ritenuta molto importante quasi sacra, poiché metteva fine finalmente alle gelate perenni invernali. Anche su Giove come su Saturno l’inverno era gelido ed assai lungo, per i Gioviani era difficile sopravvivere, poiché vi era davvero tanto freddo. Perciò per salutare ed omaggiare la stagione primaverile tanto attesa tutto l’anno, si usava fare delle grandi feste, sfarzose, eleganti in tutti i villaggi del pianeta, che si prolungavano per diverse settimane. Per tradizione, tra le famiglie Gioviane si scambiavano regali, come simbolo di augurio per l’abbondanza dei raccolti dei campi, e la fertilità dei terreni.
Anche i Gioviani, come i Marziani, i Venusiani ed i Saturniani, credevano che l’anima di un essere vivente si reincarnasse in un altro corpo fisico dopo la morte. Inoltre secondo il credo religioso dei Gioviani, molto simile a quello dei vicini Saturniani, lo spirito del defunto, dopo aver abbandonato il corpo fisico terreno poiché aveva concluso il ciclo vitale, aveva la libera scelta, se reincarnassi in un altro corpo fisico e così riniziare un nuovo ciclo di vita, oppure ricongiungersi nuovamente come alle origini, con il Dio Cosmico Universale, il Creatore di tutto ciò che esiste.
Anche per il popolo dei Giovani come i Saturniani, le salme dei defunti, erano sepolte nei cimiteri, dove il corpo dopo essere stato ricoperto di oli e ungenti vari, veniva sepolto sotto terra, e posto all’interno di una bara sacra, per divenire un tutt’uno con la natura. Oppure si procedeva con la tecnica della cremazione, si bruciava il corpo del defunto all’esterno del Tempio Sacro, in un grande falò a cielo aperto. Le due tecniche di gestione dei corpi, erano di libera scelta dello stesso defunto, che quando era in vita decideva, come desiderava essere sepolto, quando il suo ciclo vitale terreno si concludeva.
L’anno su Giove, ovvero la sua rivoluzione completa attorno al Sole durava 4333,2862 giorni sulla Terra odierna, pari a circa 12 anni terrestri. L’anno su Giove, venne denominato dai Gioviani con la sigla di “Shar”.
Nel loro calendario un anno Gioviano, ovvero uno “Shar” durava quindi 4333,2862 giorni terrestri, ed era suddiviso sempre in 12 mesi.
Un mese nel calendario Gioviano durava 361 giorni sulla Terra attuale, ed era suddiviso in 16 settimane, di 7 giorni ciascuna. Una settimana su Giove durava quasi 23 giorni sulla Terra odierna. Un giorno su Giove, ovvero la sua rotazione completa attorno al suo asse durava circa 77 ore sulla Terra odierna, quindi circa 3 giorni terrestri. La rotazione sul suo asse assai lenta, come anche Saturno, era relativa al fatto che era davvero un pianeta gigante, molto pesante, di una notevole massa e dimensione, provvisto al tempo dell’Età dell’Oro di superficie e crosta solida, questi fattori rallentavano radicalmente la sua rotazione.
Per i Gioviani il giorno festivo, di riposo settimanale e di valenza sacra poiché dedicato al Dio Universale, era il settimo giorno. Di solito si frequentava il Tempio Sacro per assistere alle cerimonie dei Sacerdoti, poi si frequentavano gli amici e parenti, e si trascorreva una giornata di completo relax e svago.
I Gioviani furono un popolo dotato di una forte sensibilità, di una sviluppata intelligenza e raffinata spiritualità, per l’arco di tutta la loro storia, vissero in perfetta armonia con tanto rispetto della natura, di tutte le creature animali e vegetali che li circondavano, praticando la meditazione spirituale, riuscivano a stabilire legami telepatici con il Dio Universale, che li suggeriva soluzioni progressive, utili per la loro evoluzione intellettuale e spirituale.
Eoni più tardi, in seguito alla loro progressiva evoluzione crebbero e si moltiplicarono, ci fu la nascita dell’agricoltura e della pastorizia, impararono a costruire dighe per incamerare l’acqua dei fiumi. Si formarono due tribù differenti, al nord e a sud del pianeta. Le due tribù erano comandante sempre da un Sovrano, e in questo periodo diedero vita alla commissione dei Sette Saggi Eruditi, uomini e donne del popolo, saggi maestri e padroni della scienza e della conoscenza, solitamente anche loro erano Sacerdoti, oppure semplici scienziati o astronomi, venivano eletti dal popolo ogni sette shar. I Sette Saggi Eruditi contribuivano nelle decisioni di amministrazione e gestione dei due regni del nord e del sud, collaborando con il Re, ed approvando leggi e decreti, scritti tutti nel Grande Libro, il Codice Civile della legge Gioviana.
I Gioviani svilupparono in breve tempo un linguaggio e una scrittura elaborata fatta di simboli particolari, la chiamarono “Cuneiforme”. Inoltre con la loro lingua, diedero il nome al loro pianeta di origine e lo chiamarono “Nibiru”, che significava: “Colui che è grande, potente e luminoso”. Divennero il popolo dei Nibiruiani e così si fecero conoscere e chiamare dagli altri popoli del sistema solare…”
Dietro l’altare il Sacerdote esponeva per i fedeli dei discorsi e insegnamenti saggi, riguardanti il Dio Universale Cosmico. I fedeli lo ascoltavano seduti sopra delle panche di legno situate nel lato destro e sinistro della sala. In più dietro l’altare sacro vi era raffigurata una scultura che simboleggiava l’aspetto del Dio Universale e Cosmico. I Gioviani credevano che il Dio Universale non avesse un aspetto Umanoide e tangibile ma fosse semplicemente solo energia e luce ricolma di amore e vita al suo interno. Però allo stesso tempo, essendo un popolo di cultura matriarcale, molto creativo e amante delle arti, usavano rappresentare il Dio Universale sotto le sembianze di una grande Dea madre che indossava un abito bianco ed elegantissimo e usciva da un grande oceano in tempesta. La Dea Madre simboleggiava il Dio Universale Cosmico e l’Oceano simboleggiava tutto l’Universo.
Inoltre nel grande muro dietro l’altare vi era una raffigurazione stilizzata realizzata con la tecnica del mosaico di una stella a sette punte luminosa e colorata, simbolo della cultura Gioviana, e di una rappresentazione artistica e simbolica del sistema solare, dei pianeti e delle sue caratteristiche.
Al centro della sala vi era un grande tappeto lussuoso e elegante totalmente fatto a mano e ricoperto di pietre preziose, di colore solitamente verde smeraldo. Inoltre al centro dello spazio sacro vi era sempre acceso un fuoco, ritenuto sacro anche per la cultura dei Gioviani, si credeva che la sua energia, la sua potenza e il suo calore, allontanasse la malasorte e le energie malvagie e oscure.
Alla fine del discorso del Sacerdote, i fedeli erano richiamati a effettuare la meditazione spirituale, seduti a terra con le gambe incrociate sopra il tappeto lussuoso ed al centro della sala e dinanzi al fuoco sacro. La meditazione spirituale si attuava in silenzio assoluto, e si cercava di liberare la mente da ogni pensiero, concentrandosi intensamente, per cadere quindi in una trance profonda. Era necessario con la meditazione riuscire a mettere in contatto la coscienza e l’anima con la luce e la voce di Dio ricolma di amore e pace, che i Gioviani come i Saturniani credevano fortemente risiedesse dentro i cuori, le coscienze e le anime di tutti gli esseri viventi e non viventi, e da Dio stesso generati.
Dopo aver effettuato la meditazione spirituale, il Sacerdote e i suoi fedeli erano richiamati a fare il cosiddetto “cammino sacro spirituale del Tempio”, dove bisognava percorrere tutti i sette piani del Tempio o dall’interno o dall’esterno, utilizzando delle grandi scalinate, in assoluto silenzio, in profonda meditazione e concentrazione.
Il cammino sacro e spirituale del Tempio, rappresentava il passaggio iniziatico e mistico dal mondo sotterraneo a quello superficiale, ovvero quello apparente, toccabile e tangibile, sino ad arrivare all’ultimo piano, il settimo quello Divino, che rappresentava il firmamento e l’infinito del Cosmo, per fondersi così spiritualmente e simbolicamente con il Dio Universale, imparando ad ascoltare con attenzione la sua voce interiore.
Anche i Gioviani come i Saturniani, i Marziani e i Venusiani ritenevano il Sole sacro, era considerata la stella madre, che aveva donato e garantiva la vita nell’intero sistema solare. Come i Saturniani, anche i Gioviani essendo un popolo molto razionale e concreto, non ritenevano il Sole una Divinità antropomorfa, come era considerato e adorato dai Marziani e Venusiani, ma semplicemente un astro celeste, una stella, che garantiva e proteggeva la vita nei vari pianeti. In omaggio all’astro solare anche i Gioviani, dedicarono quattro feste durante l’anno, che coincidevano con le quattro stagioni: la festa del Solstizio d’Inverno, del Solstizio d’Estate, dell’Equinozio di Primavera e dell’Equinozio d’Autunno. Tutte le feste dedicate alle quattro stagioni venivano celebrate all’interno del Tempio Sacro, che per l’occasione veniva addobbato di elementi e oggetti simbolici che richiamavano l’arrivo della stagione, si effettuavano inoltre canti e balli, e inni dedicati alla stagione che stava iniziando.
L’anno Gioviano iniziava con l’arrivo della primavera, anche per loro considerata una stagione sacra, in quanto favoriva la rinascita della vita, della natura e dei raccolti.
La primavera era una stagione assai attesa tutto l’anno, era ritenuta molto importante quasi sacra, poiché metteva fine finalmente alle gelate perenni invernali. Anche su Giove come su Saturno l’inverno era gelido ed assai lungo, per i Gioviani era difficile sopravvivere, poiché vi era davvero tanto freddo. Perciò per salutare ed omaggiare la stagione primaverile tanto attesa tutto l’anno, si usava fare delle grandi feste, sfarzose, eleganti in tutti i villaggi del pianeta, che si prolungavano per diverse settimane. Per tradizione, tra le famiglie Gioviane si scambiavano regali, come simbolo di augurio per l’abbondanza dei raccolti dei campi, e la fertilità dei terreni.
Anche i Gioviani, come i Marziani, i Venusiani ed i Saturniani, credevano che l’anima di un essere vivente si reincarnasse in un altro corpo fisico dopo la morte. Inoltre secondo il credo religioso dei Gioviani, molto simile a quello dei vicini Saturniani, lo spirito del defunto, dopo aver abbandonato il corpo fisico terreno poiché aveva concluso il ciclo vitale, aveva la libera scelta, se reincarnassi in un altro corpo fisico e così riniziare un nuovo ciclo di vita, oppure ricongiungersi nuovamente come alle origini, con il Dio Cosmico Universale, il Creatore di tutto ciò che esiste.
Anche per il popolo dei Giovani come i Saturniani, le salme dei defunti, erano sepolte nei cimiteri, dove il corpo dopo essere stato ricoperto di oli e ungenti vari, veniva sepolto sotto terra, e posto all’interno di una bara sacra, per divenire un tutt’uno con la natura. Oppure si procedeva con la tecnica della cremazione, si bruciava il corpo del defunto all’esterno del Tempio Sacro, in un grande falò a cielo aperto. Le due tecniche di gestione dei corpi, erano di libera scelta dello stesso defunto, che quando era in vita decideva, come desiderava essere sepolto, quando il suo ciclo vitale terreno si concludeva.
L’anno su Giove, ovvero la sua rivoluzione completa attorno al Sole durava 4333,2862 giorni sulla Terra odierna, pari a circa 12 anni terrestri. L’anno su Giove, venne denominato dai Gioviani con la sigla di “Shar”.
Nel loro calendario un anno Gioviano, ovvero uno “Shar” durava quindi 4333,2862 giorni terrestri, ed era suddiviso sempre in 12 mesi.
Un mese nel calendario Gioviano durava 361 giorni sulla Terra attuale, ed era suddiviso in 16 settimane, di 7 giorni ciascuna. Una settimana su Giove durava quasi 23 giorni sulla Terra odierna. Un giorno su Giove, ovvero la sua rotazione completa attorno al suo asse durava circa 77 ore sulla Terra odierna, quindi circa 3 giorni terrestri. La rotazione sul suo asse assai lenta, come anche Saturno, era relativa al fatto che era davvero un pianeta gigante, molto pesante, di una notevole massa e dimensione, provvisto al tempo dell’Età dell’Oro di superficie e crosta solida, questi fattori rallentavano radicalmente la sua rotazione.
Per i Gioviani il giorno festivo, di riposo settimanale e di valenza sacra poiché dedicato al Dio Universale, era il settimo giorno. Di solito si frequentava il Tempio Sacro per assistere alle cerimonie dei Sacerdoti, poi si frequentavano gli amici e parenti, e si trascorreva una giornata di completo relax e svago.
I Gioviani furono un popolo dotato di una forte sensibilità, di una sviluppata intelligenza e raffinata spiritualità, per l’arco di tutta la loro storia, vissero in perfetta armonia con tanto rispetto della natura, di tutte le creature animali e vegetali che li circondavano, praticando la meditazione spirituale, riuscivano a stabilire legami telepatici con il Dio Universale, che li suggeriva soluzioni progressive, utili per la loro evoluzione intellettuale e spirituale.
Eoni più tardi, in seguito alla loro progressiva evoluzione crebbero e si moltiplicarono, ci fu la nascita dell’agricoltura e della pastorizia, impararono a costruire dighe per incamerare l’acqua dei fiumi. Si formarono due tribù differenti, al nord e a sud del pianeta. Le due tribù erano comandante sempre da un Sovrano, e in questo periodo diedero vita alla commissione dei Sette Saggi Eruditi, uomini e donne del popolo, saggi maestri e padroni della scienza e della conoscenza, solitamente anche loro erano Sacerdoti, oppure semplici scienziati o astronomi, venivano eletti dal popolo ogni sette shar. I Sette Saggi Eruditi contribuivano nelle decisioni di amministrazione e gestione dei due regni del nord e del sud, collaborando con il Re, ed approvando leggi e decreti, scritti tutti nel Grande Libro, il Codice Civile della legge Gioviana.
I Gioviani svilupparono in breve tempo un linguaggio e una scrittura elaborata fatta di simboli particolari, la chiamarono “Cuneiforme”. Inoltre con la loro lingua, diedero il nome al loro pianeta di origine e lo chiamarono “Nibiru”, che significava: “Colui che è grande, potente e luminoso”. Divennero il popolo dei Nibiruiani e così si fecero conoscere e chiamare dagli altri popoli del sistema solare…”
Se vi ha incuriosito l’estratto del testo cosa aspettate a continuare la lettura del mio libro in formato e-book su Amazon GRATIS, mentre su YouCanPrint a SOLI 3,99…
Vi Aspetto numerosi…
un abbraccio forte.
Ninmah Damkina.
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Ninmah Damkina.
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https://www.youcanprint.it/fiction/fiction-fantasy-generale/il-pianeta-dei-giganti-primo-episodio-la-nascita-delle-civilt-nel-sistema-solare-prima-parte-9788827809709.html
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